13.500 ettari a vigneto da cui nasce il 65% del vino di Lombardia

La viticoltura nell’Oltrepò Pavese è antichissima e i primi documenti scritti risalgono a Plinio e a Strabone che nel 40 a.C., passando con una legione romana, scrisse «vino buono, popolo ospitale e botti in legno molto grandi». L’Oltrepò Pavese è la punta della regione Lombardia che, in provincia di Pavia, si protrae al di sotto del fiume Po. Formato da 77 comuni, piccoli
borghi da sogno, ha due strutture d’eccellenza sul fronte ricerca, sviluppo e promozione in ambito agroalimentare: il Centro della Vite e del Vino Riccagioia, nel comune di Torrazza Coste, e l’Enoteca Regionale di Cassino Po, nel comune di Broni.
I 13.500 ettari vitati dell’Oltrepò Pavese corrispondono alla superficie occupata da 18.900 campi da calcio della dimensione dello Stadio Olimpico. Mettendo in fila i 54 milioni di piante di vite d’Oltrepò (a distanza di 1 metro come sono solitamente disposte nel filare) si potrebbe fare 1,3 volte il giro del mondo. La missione del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese è tutelare e promuovere una delle prime cinque storiche Denominazioni d’Italia per numero di ettari vitati. Sulle colline oltrepadane i vitigni più rappresentativi sono: Croatina, Barbera, Pinot nero, Riesling, Pinot grigio e Moscato. Il vino bandiera è il “Cruasé”, marchio collettivo riservato ai soci che identifica le bollicine Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG rosé da uve Pinot nero; il vino della tradizione è il Bonarda, la cui produzione tocca i 20 milioni di bottiglie. Il bianco più caratteristico è il Riesling; il rosso più internazionale è il Pinot nero mentre quello dal nome più evocativo è il Buttafuoco. I focus del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese erano e restano due: tutti i colori del Pinot nero, con un accento sulla spumantistica Metodo Classico e Metodo Charmat; il Bonarda, un evergreen da bere in ogni momento dell’anno per creare calore e allegria, un prodotto che sorprende per piacevolezza e versatilità.

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